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Chiamarlo solamente con il suo nome: ristorante “Stendhal”, è riduttivo. E’ qualcosa
in più di una locanda: è un luogo di grande tradizione enogastronomica, ma anche
umana. Chi conosce la sua storia può facilmente intuire perché moltissime persone
sono rimaste legate, anche dopo molto tempo, a questo luogo. Il locale, caratterizzato
da un ampia sala climatizzata al piano terra in grado di ospitare 120 persone,
ed un’altra di pari misura al primo piano, è dotato di una veranda che si affaccia
su di un giardino interno, a pochissimi metri di distanza dalle rive del Po. Sì,
proprio il Grande fiume si trova a due passi dallo Stendhal. Nelle domeniche di
bel tempo, dopo avere consumato un buon pranzo, sono in molti a decidere di fare
due passi sull’argine maestro del Po. L’ambiente fluviale e rivierasco è unico
nel suo genere. Come è unico il ristorante Stendhal, che deve il suo nome al celebrato
scrittore della “Certosa di Parma”. Invece, il clima che si respira all’interno
del locale è familiare, ma nello stesso tempo raffinato e molto curato. Il servizio
è estremamente attento alle esigenze di ogni cliente. La passione dei gestori
ha, fin dalla metà del secolo scorso, reso vivo il posto. Gli anni sono passati,
ed oggi lo Stendhal è tornato a brillare di nuova luce, innovandosi sì, mantenendo
però la qualità culinaria che ne ha decretato il suo duraturo successo.
La tradizione della cucina parmigiana ed emiliana - più in generale - si interseca
con la maestria degli chef Mara Mordacci e Simone Brunazzi. Ogni piatto ha una
sua personalizzazione che lo rende inconfondibile ed unico. Perché la qualità
degli ingredienti e quindi dei sapori è un aspetto fondamentale di una cucina
alta. Le specialità della casa sono numerose, c’è grande scelta. Anche i palati
più fini potranno dirsi accontentati. A partire dal culatello, salume tipico della
Bassa parmense. Gli anolini in brodo di cappone, i tortelli d’erbetta, le tagliatelle,
questi piatti sono preparati ancora come si faceva una volta. Non è una metafora
quando si dice che sono fatti in casa. E’ vero: Mara, la “rezdora” è impegnata
ogni giorno nel realizzare queste specialità di un’antica tradizione culinaria
casalinga. Fra i secondi, impera un trionfo di carni: con il famoso carrello dei
bolliti, gli arrosti, la tagliata di bisonte, le costolette di agnello. E’ possibile
gustare anche diversi piatti di pesce: storione, anguilla, la classica “psola”:
fritto minuto di pesce del Po, branzini, catalana.
Importante anche la variegata scelta dei dolci, fra cui primeggia lo zabaione,
insieme ai brutti ma buoni, la sbrisolona, la creme brulé al calvados, le torte
dai sapori immutati di un tempo ed infine, ma non per ultimo, un buon gelato artigianale.
Notevole la carta dei vini. Il tutto sapientemente curato e servito dal maitre
sommelier Valerio Barbieri.
Sala non fumatori. |