"La Filoma" è un bellissimo locale all'interno di un antico palazzo seicentesco
del centro storico di Parma, a due passi dal Duomo e dal Battistero e vicinissimo
al Teatro Regio.
Il 20 Marzo 1848 Parma combatteva e cacciava il governo austro-borbonico di Carlo
II per lasciare spazio ad una reggenza leale e non tirannica. Nel 1898, a memoria
di questi eventi, Il Comune intitolava Borgo della Macina, dove sorgeva l'omonimo
palazzo e si pagava la tassa sulle granaglie, come Borgo XX Marzo. E qui, già
dai primi anni Venti del 1900, c'è una osteria, oggi ristorante, che non ha mai
cambiato il nome femminile che porta: La Filoma. Lo vediamo in un palazzo antico,
ricostruito nel Settecento dai conti Sacco, immerso all'epoca nelle atmosfere
letterarie arcadiche dei tempi illuminati da gentil intelligenza; ospitava un
teatrino e già presagiva a luogo di raffinati intrattenimenti. Poi ecco che nel
1915 Augusto Cacciamani, con la moglie Filomena e quattro figli, si trasferisce
da Vicopò a Parma e rileva una vecchia osteria che, a differenza di oggi, si apriva dal
lato interno del borgo.
Da allora Filomena diventa "Filoma", per quella sua imponenza di "donnone" tra
i fornelli e anche perché così, se la Corale Verdi o i cori del Teatro Regio,
per avere un piatto di cappelletti a tarda notte, avessero dovuto intonarle una
serenata, sarebbero riusciti a far meglio la rima nei ritornelli! Il locale, regno
dei bolliti, delle punte al forno e delle lasagne, resta nelle mani di Filomena,
agguantando per la "gola" alta e bassa società, fino al 1935 quando, allo scoppio
della guerra, cede l'attività. Il ristorante viene gestito dai Signori Guasti
fino al 1950 quando arriva Sergio Ravazzoni, che era stato il cameriere della
grande cuoca, che in suo onore riporta il locale agli antichi fasti gaudenti,
meritandosi la stella Michelin, che da lì a poco sarebbe arrivata! Arrivando nell'atrio
del palazzo sotto ad un lampione che ricorda le lanterne a gas di una volta c'è
l'entrata del ristorante: agli occhi si presenta la ricchezza della storia di
un ambiente, il profumo delle persone passate impresso nei broccati alle pareti,
nei pavimenti marmorei, nei soffitti, negli specchi antichi. Ci sono tre salette:
quella appena all'entrata con il broccato giallo oro, a destra la saletta delle
conchiglie tutta verde e in fondo a sinistra una piccola intima saletta tutta
rossa. L'atmosfera che si respira è quella di cene di inizio del XX secolo, in
particolare a Parigi, dove fra i fornelli della Belle Epoque c'erano magici Chef
che preparavano preziosi e succulenti manicaretti a famosi personaggi dell'Arte
e della Cultura.
Tavoli rotondi grandi e piccoli, tovaglie di fiandra di tenui colori pastello
che toccano terra, calici brillanti, pizzi e fiori freschi che dichiarano l'ospitalità
dei maestri di cucina. Dopo essersi succedute altre due gestioni approda alla
Filoma un personaggio ceduto dal Teatro alla Cultura Culinaria e il riferimento
è alla grande e simpatica, soprano, Antonella Manotti; la quale sensibile appassionata
della Cucina Parmigiana si diletta in collaborazione con dei bravi "rezdor" a
proporre i piatti tradizionali Parmigiani presentati con cura e la classe che
la contraddistingue.